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Da Uno a Due: l’amore diventa relazione

Quanto agogniamo certe volte la concretizzazione dell’amore in relazione?

Lo abbiamo chiesto in questi anni, urlando nel dolore, ma anche sospirando nella quiete ed ecco che i primi segni cominciano a manifestarsi. Eppure, ancora qualcosa sembra bloccato, perché?

Prima che ci innervosiamo proclamando che siamo stanchi di aspettare, di lavorare su noi stessi, ecc, ragioniamo insieme su un fatto: quanto può essere difficile passare da uno a due?

Non vi voglio fare grandi discorsi con concetti universali, quindi quell'”uno” non significa il nostro aspetto divino, ma proprio: quanto è difficile passare da uno stato in cui siamo in solitudine, ad uno in cui siamo in contatto l’uno con l’altro?

Considerate veramente quanta solitudine è passata in questi anni, quanto abbiamo lavorato, giustamente, sul cercare noi stessi e trovarci. Adesso bisogna riabituarsi ad essere in due e non è semplice.

Essere da soli presuppone sentirsi, avere un certo equilibrio interno, sapere bene o male come muoversi durante la giornata. Essere insieme all’altro presuppone invece dover comprendere il ragionamento differente, spesso opposto, e in tutto questo provare a non perdere il proprio punto di vista, ma neanche a soverchiare quello altrui.

E siccome anche l’altro ha vissuto il suo percorso di solitudine e bene o male ha un suo equilibrio e una sua condizione abbastanza stabile è facile che si dia per scontato che la propria realtà sia l’unica e la più giusta.

Così, si può fare fatica a non mandare tutto all’aria e a farsi comprendere, a comprendere e poi a trovare anche un punto di insieme che funzioni.

Siamo in un’altra fase dunque di lavoro: riuscire a essere insieme, senza perdere tutto il lavoro svolto con noi stessi, quindi potremmo sentire la voglia da un lato di esserci in questa relazione, di volerla portare avanti e lottare, dall’altro invece la voglia di sottrarci per rimanere in quello spazio protetto e silenzioso in cui l’altro non ha potere e che ci consente di sentirci meglio.

Personalmente ritengo che, piano piano, andremo sempre di più verso l’accostamento di queste due presenze, l’uno di fronte l’altro, in sintonia, in armonia, in cooperazione. Ma la strada non è esattamente quella dei film romantici: è piuttosto reale, concreta, densa di spigoli a cui prestare attenzione, ma anche di incastri che possono risultare perfetti in certi momenti.

Il mio consiglio è quello di lasciare spazio all’altro di esprimersi, ma anche quello di sentire noi come stiamo di fronte alle reazioni altrui. Prendiamoci il nostro tempo per capire e anche il tempo di relazione per comunicare. Probabilmente rabbia, delusione, tristezza possono essere le sensazioni fastidiose più presenti, ma certamente accompagnate e riquilibrate da sincero affetto, entusiasmo e voglia di crederci.

In bocca al lupo a tutti

Noemi Fiorentino

 

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