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Essere adolescenti: un crollo che diviene un’apertura.

Il periodo dell’adolescenza è sempre molto critico per le persone che poi, da adulti, sviluppano quella capacità di vedere e sentire maggiori rispetto agli altri. Certamente non è possibile parlare per tutti, ma capita spesso che chi ha una tendenza all’introversione e un’estrema sensibilità si possa ritrovare, nel periodo adolescenziale, a scoprirsi completamente fuori da ogni contesto e a sentirsi sempre fuori posto.

E’ un momento che può essere preso in svariati modi, sia dal ragazzo stesso, sia dai familiari. Essendo testimone di situazioni simili, lavorando nel campo del benessere psicofisico, ed avendo anche io vissuto in primo luogo un’adolescenza di questo tipo, mi sento di suggerire alcuni modi per poter stare meglio, sia che tu sia un adolescente, sia che tu sia un familiare di un adolescente.

Generalmente, anche quando da bambini si era sempre molto socievoli e allegri, si può verificare una sorta di crollo di queste funzioni, un’improvvisa situazione in cui le precedenti capacità di essere amici di tutti e di sentirsi a proprio agio in ogni situazione e con qualsiasi tipo di persona fascia d’eta, vengono meno.

Questo succede perché inizia la necessità di riconoscere il valore e l’entità di chi si è, cosa che da bambini semplicemente non viene contemplata a livello mentale perché semplicemente si vive. In adolescenza inizia ad essere centrale il pensiero, quindi io adolescente devo riconoscermi per forza, devo trovare la mia identità, altrimenti sento di non essere niente. Ed in effetti è importante questo riconoscimento perché fa sì che si possa compiere delle scelte concrete che poi si potranno prendere in futuro, come la scelta degli studi o del proprio lavoro, disegnato su misura considerando le proprie caratteristiche.

Allora il pensiero inizia a macinare e a vedere che chi sta intorno non è poi tanto uguale a sè come ci si aspettava. Si dava per scontato in qualche modo che ci si potesse trovare a proprio agio con gli altri per sempre. Si scopre allora che così non è.

Se tu sei diverso da me allora, o sono sbagliato io o sei sbagliato tu, no?”Questo è uno dei primi pensieri e giudizi che si iniziano a formare. Ma questo giudizio comincia a portare sofferenza, perché se sei sbagliato tu, allora io rimango da solo perché sembrate tutti sbagliati. Se invece sono sbagliato io o mi adeguo a come siete fatti voi, cosa che mi è impossibile e mi genera una sofferenza immensa o comunque rimango isolato perché nessuno mi comprenderà mai.

Questo giudizio diventa così grande alla mente del ragazzo che sembra insormontabile e soprattutto sembra realtà immutabile. Inizia quindi la profonda sofferenza che fa sentire l’adolescente perso e senza via di uscita da una vita che fino a ieri sembrava molto bella.

Ma in realtà è un giudizio momentaneo che si crea nella realtà, qualcosa che serve a far comprendere che la chiave non sta tanto nella divisione e nella separazione di se stessi dal mondo, ma quanto nell’accettazione della propria diversità come fonte di risorsa e non come contrapposizione. Sì, sei diverso, ma questo non è un errore, è una presa di coscienza da dover compiere per evitare di perpetuare una sofferenza che può disciogliersi rapidamente nel momento in cui vedi che la tua diversità non ti chiedere necessariamente di distanziarti dagli altri.

E d’altronde questa sfida non è soltanto dell’adolescente, ma di una parte di tutti gli esseri umani che non accettano alcune volte di essere semplicemente diversi. Allora si cerca una soluzione per fare andare bene un meccanismo esterno dentro di noi o viceversa di far funzionare gli altri in base a come noi vediamo il mondo.

E perché succede questo? Cerchiamo approvazione, conferma e non ci fidiamo del fatto che se siamo con noi stessi e ci diamo il massimo appoggio nelle nostre idee, questo basta a darci sostegno. La solitudine fa sempre paura perché è circondata ancora da un alone di mistero per cui abbiamo il timore che, se la accettiamo come condizione, essa potrebbe portarci all’esclusione dal mondo.

E’ tutto il contrario invece e per averne la conferma possiamo solo sperimentarla.

Dunque, se sei un adolescente, ti invito a fidarti della vita, perché non ti lascerà solo e ti sta chiedendo solo di accettarti in quanto differente.

Se sei un familiare, ti invito a rassicurare i ragazzi che hai intorno e che vedi in sofferenza, cercando di ricordargli che questo step è importante e necessario per poter divenire consapevoli dei propri talenti e delle proprie assolute peculiarità.

Se sei semplicemente tu e vuoi parlare al tuo adolescente interno, ricordagli che un fiorire di possibilità è presente in te ma che questo giardino ha bisogno di un momento di silenzio dall’esterno, perché ogni cosa necessita di protezione prima di essere esposta e poter arricchire il pianeta.

Se vuoi avere un confronto con me,  scrivimi alla Pagina Ritornare all’Anima – Tarocchi, Mandala, Danza, Pranoterapia  o una mail a psicologiacreativa@libero.it

Noemi Fiorentino

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