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Restare…

Nella mia vita sono andata via e sono rimasta. Ho visto gente partire e ho salutato mentre partivo, tantissime volte. Ho scelto di non muovermi e ho scelto di farlo, in base al momento e alla circostanza. Di sicuro, il viaggio è sempre stato presente, tirando fuori dentro di me emozioni così contrastanti da essere dilanianti.

Quando l’altro parte, l’altro va via. Sembra quasi che lasci te, quando in realtà, semplicemente…parte. Parte perché il suo viaggio è a 200,300,1700 km, magari parte perché semplicemente deve andare a lavoro, qualche isolato più avanti.

Ma comunque dentro di noi c’è la devastante percezione che l’altro stia proprio lasciando “me”. Razionalmente lo sappiamo, ma dentro si strappa via qualcosa. E allora una voce in noi dice:

“ti prego! Non andare! Non lasciarmi ancora”

Ancora?

Beh si. Ancora.

Perché innumerevoli volte siamo stati lasciati qui e non sapevamo proprio che farci con questo vuoto spaventoso che si creava. Era cosi bello ieri con lui, con lei. Adesso invece è tutto spento. Il canto degli uccellini non ti emoziona più, il mare, il sole, il vento…tutto regolare. Tutto perde di importanza, se abbiamo la sensazione di essere lasciati soli.

Cosi, alcune volte sono partita io. Quanto meno per sperimentare cosa significasse essere colui che lascia. Una sensazione di serenità mi accompagnava. Sapevo di scegliere il mio percorso e di non subire quello di nessun altro.

Fin quando, qualche giorno fa, alle soglie di una nuova partenza che avrei dovuto seguire, la sensazione di serenità non arrivava mai…Mi sentivo agitata e smembrata all’idea di prendere l’ennesimo treno e di…lasciare la terra in cui vivo. Non volevo lasciare stavolta, così ho deciso di restare per riconfrontarmi con il senso di vuoto.

E oggi è arrivato. Tetro. Pesante. Denso. “Immobilitante”. Lascia senza parole e senza voglia di pronunciarle. E’ come il petrolio che ti si incolla addosso e dal quale fai fatica a riemergere, anche solo per respirare.

Questa volta, nel tuo vuoto, tu sai che nessuno ti sta lasciando davvero. Penso tu l’abbia capito, dopo tutti questi anni di crescita, che non sei più l’essere abbandonato a cui gli altri stanno facendo un torto, no?

Se non lo hai capito, lo capirai presto.

Ma anche se lo hai capito, questa sensazione di confusa spiacevolezza è presente, la sensazione di dire: “cosa ci faccio adesso con me?” rimane.

Quasi come se fossi in imbarazzo con te stesso, perché non hai una proposta allettante da farti, se non quella di rimanere a vivere semplicemente questa calda e soffocante sensazione, che altro non è che l’effetto di quanto hai dato e hai ricevuto insieme all’altro e che adesso viene rispostato su di te.

E’ solo per poco…questo vuoto.

Ma scalciamo sempre per non viverlo.

Eppure…se ci rimaniamo davvero, basta poco e poi lo abbiamo già arredato. E oggi sono rimasta perché questa continua fuga dal vuoto mi ha stufato. Come se fosse una pestilenza oscura, una negatività da evitare.

Sono rimasta perché voglio parlare anche il linguaggio del vuoto.

Noemi Fiorentino

 

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